La lavorazione del legno, un ambito strategico della bioeconomia
Secondo il 12° Rapporto sulla bioeconomia in Europa, realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center, la filiera forestale riveste un ruolo fondamentale: integra infatti risorse naturali, attività industriali e modelli di economia circolare, contribuendo in modo significativo allo sviluppo della bioeconomia
Negli ultimi decenni, la superficie forestale europea è cresciuta in modo significativo (+11% tra il 1990 e il 2025), grazie anche all’abbandono di terreni agricoli marginali e alle politiche di tutela ambientale, anche se negli anni più recenti il ritmo di espansione ha mostrato un rallentamento. Tuttavia, questo patrimonio è oggi sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico, tra siccità, incendi e diffusione di parassiti, rendendo necessaria una gestione attiva e sostenibile delle foreste. Ecco perché la lavorazione del legno rappresenta un ambito strategico per la bioeconomia.
Ne parla il 12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, presentato a Roma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING e con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center, (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) e l’Università della Campania Luigi Vanvitelli.
Il mercato europeo del legno tra autonomia e trasformazione
Dal punto di vista economico, la filiera si sviluppa lungo una catena del valore ampia, dalla silvicoltura fino alla trasformazione industriale e al settore del mobile. In Europa si osserva una sostanziale autonomia negli approvvigionamenti di materie prime legnose, con importazioni di legname grezzo che coprono circa il 2% del fabbisogno complessivo.
Negli ultimi anni, inoltre, è cresciuto l’utilizzo del legno come fonte energetica, anche in risposta alle tensioni sui mercati energetici legate al conflitto in Ucraina, mentre le fasi a valle della filiera (in particolare lavorazione del legno e produzione di mobili) hanno mostrato un andamento più contenuto, con alcune eccezioni rilevanti come la Polonia, che ha rafforzato la propria posizione lungo tutte le fasi della catena del valore.
Dalla crescita forestale alla leadership nel settore mobiliare: il caso italiano
In questo contesto, l’Italia si colloca tra i principali paesi europei per valore aggiunto e occupazione nella silvicoltura e si distingue soprattutto nelle fasi a valle della filiera. È infatti tra i pochi Paesi in cui la crescita della superficie forestale (+24% tra il 1990 e il 2025) è stata accompagnata da un aumento significativo dell’occupazione nel comparto (+56,9% tra il 2000 e il 2023). Inoltre, il Paese mantiene una posizione di leadership nella produzione di mobili, confermata anche nel 2025 in termini di fatturato.
Questa specializzazione si traduce in applicazioni concrete lungo diversi ambiti In questo scenario, anche le startup innovative contribuiscono a introdure soluzioni alternative, soprattutto nello sviluppo di materiali bio-based e nuovi processi produttivi. Il legno è sempre più utilizzato nell’edilizia sostenibile e nei materiali innovativi bio-based, contribuendo alla riduzione delle emissioni e alla sostituzione di materiali ad alta intensità di carbonio. Ad esempio, lo sviluppo di soluzioni innovative come materiali da costruzione derivati dal micelio, ottenuti dalla fermentazione di biomasse vegetali; pannelli strutturali realizzati con fibre naturali a crescita rapida; sistemi compositi che combinano legno e altri materiali per migliorare le prestazioni meccaniche; oppure processi che permettono di trasformare il legno in materiali con proprietà di resistenza comparabili a quelle dell’acciaio.
Accanto all’innovazione tecnologica, la filiera esprime anche esempi concreti di circolarità, configurandosi come uno dei principali ambiti di applicazione dei modelli di economia circolare. Il riutilizzo riguarda sia gli imballaggi (come nel caso dei pallet, per cui in Italia si registrano milioni di unità riparate ogni anno) sia i prodotti di arredamento, sempre più coinvolti nei circuiti dell’economia second hand.
Parallelamente, cresce la raccolta e il riciclo dei rifiuti legnosi: tra il 2014 e il 2024 i quantitativi di rifiuti urbani in legno raccolti in Italia sono aumentati del 66,8%, pur con differenze territoriali legate alle abitudini di consumo e alla diffusione della raccolta differenziata. Le performance sono particolarmente elevate nel riciclo degli imballaggi, dove l’Italia, con un tasso pari al 64,9%, si colloca tra i paesi più virtuosi in Europa, insieme alla Spagna (77,8%).
Nonostante questi risultati, rimangono ampi margini di miglioramento lungo la filiera: oltre la metà delle imprese del settore non utilizza ancora materie prime seconde e solo una quota limitata (6,1%) progetta i prodotti in ottica di riciclabilità e disassemblaggio, evidenziando un potenziale ancora inespresso nella diffusione di modelli pienamente circolari.
Il ruolo del legno nella bioeconomia circolare
In questo contesto, il legno assume un ruolo paradigmatico nella bioeconomia circolare: è una materia prima rinnovabile, riutilizzabile e riciclabile, il cui ciclo di vita può essere esteso attraverso il principio dell’uso “a cascata”, che prevede riuso, riparazione e rifabbricazione prima del riciclo o del recupero energetico. Rafforzare queste pratiche lungo tutta la filiera rappresenta una leva fondamentale per ridurre la dipendenza da risorse fossili e valorizzare il potenziale economico e ambientale del settore