Bioeconomia e agricoltura sostenibile: come l'Italia guida la transizione verde in Europa

24 Giugno 2026
Circular Economy, Innovation, tecnologia, Focus On

Nel 2025 la bioeconomia italiana vale 433,3 miliardi di euro e la filiera agro-alimentare ne rappresenta il 64,5%. Con il 12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa — realizzato da Intesa Sanpaolo con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center — emerge un settore in crescita, strategico per la resilienza e la competitività dell'Italia e dell'Europa.

 

Perché la bioeconomia è strategica per l'Italia e per l'Europa

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche crescenti, dal protrarsi del conflitto in Ucraina al nuovo scenario in Medio Oriente, la bioeconomia si conferma uno degli asset strategici più rilevanti per l'Europa. Non solo per la sua capacità di ridurre le emissioni climalteranti, ma anche per garantire autonomia strategica, sicurezza degli approvvigionamenti e resilienza delle filiere produttive di fronte a shock sempre più frequenti e intensi.

È in questo quadro che si inserisce il 12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, redatto dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING, SRM e Intesa Sanpaolo Innovation Center - che ha curato il capitolo dedicato alle startup innovative e ai materiali bio-based per l'edilizia - e l'Università della Campania Luigi Vanvitelli. I dati aggiornati al 2025 confermano la centralità della bioeconomia nel sistema produttivo italiano ed europeo, con la filiera agro-alimentare come motore principale.

 

Che cos'è la Bioeconomia?

La bioeconomia è il sistema socio-economico che comprende e interconnette le attività economiche che utilizzano in modo sostenibile le risorse naturali rinnovabili provenienti da terra e mare — scarti e rifiuti inclusi — per produrre beni, servizi ed energia. Un comparto strettamente collegato ai territori, capace di creare filiere multidisciplinari integrate nelle aree locali e restituire valore alle comunità, facendo della bioeconomia uno dei pilastri del Green Deal europeo e di numerosi progetti inclusi nel PNRR.

In questo quadro, l'economia circolare assume un ruolo sempre più strategico — soprattutto in un contesto geopolitico segnato da tensioni e conflitti — perché contribuisce a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e da filiere di approvvigionamento estere, rafforzando l'autonomia dei sistemi produttivi. La bioeconomia comprende trasversalmente settori come agricoltura, silvicoltura, energia, acquacoltura e pesca, industria chimica e farmaceutica, tessile, cosmetica, carta, food e biotecnologie industriali. 

Bioeconomia: la definizione di Georgescu-Roegen

Sebbene sia sempre più centrale nel dibattito economico e politico, la bioeconomia non è un concetto nuovo. Nicholas Georgescu-Roegen, economista e matematico rumeno, ne ha teorizzato per primo i fondamenti nel libro The Entropy Law and the Economic Process, pubblicato nel 1971.

Per Georgescu-Roegen la bioeconomia si basa su un assunto fondamentale: tutte le attività economiche derivano da risorse biologiche e ogni aspetto economico è intrinsecamente legato ai cicli naturali. La crescita economica infinita non è possibile a causa delle risorse limitate del Pianeta. La bioeconomia risponde a questa sfida proponendo un sistema che rispetta i limiti ecologici della Terra e interpreta l'economia come un sottosistema del sistema ecologico globale, con un'analisi integrata che interconnette dimensione economica, ecologica e sociale.

Gli ambiti di applicazione della Bioeconomia

Sono molti i contesti in cui la bioeconomia si applica concretamente oggi:

Transizione energetica: produzione di bioenergia, biocarburanti e biometano da fonti rinnovabili

Agricoltura sostenibile e rigenerativa: pratiche che migliorano la salute del suolo, riducono l'uso di input chimici e aumentano la resilienza climatica

Economia circolare: valorizzazione degli scarti come materie prime seconde, chiusura dei cicli produttivi

Innovazione biotech: bioplastiche, biomateriali, biofertilizzanti, biopesticidi

Edilizia sostenibile: materiali bio-based come legno ingegnerizzato, micelio, canapa, pannelli da scarti agricoli

Farmaceutica e cosmetica: principi attivi di origine biologica, ingredienti naturali certificati

industria agritech in campi verdi fotografata dall'alto industria agritech in campi verdi fotografata dall'alto

Bioeconomia circolare: il legame tra innovazione e sostenibilità

La bioeconomia e il paradigma dell’economia circolare si integrano reciprocamente, dando vita alla bioeconomia circolare. L'economia circolare si prefigge l'obiettivo di allungare il ciclo di vita dei prodotti e ridurre la generazione di rifiuti: quando un prodotto non è più in grado di adempiere alla sua funzione, i materiali che lo compongono vengono reintrodotti nel ciclo economico come materie prime seconde.

La bioeconomia circolare porta questo modello un passo oltre: i materiali di origine biologica — per loro natura rinnovabili e spesso biodegradabili — vengono valorizzati lungo tutta la catena del valore, dalla produzione al recupero, riducendo contestualmente la dipendenza da combustibili fossili e risorse non rinnovabili. Ricerca, sviluppo e innovazione sono le basi su cui poggia questo modello, rendendo strategica la collaborazione tra imprese, startup innovative, università, centri di ricerca, istituzioni e mondo finanziario.

Quanto vale la Bioeconomia in Europa nel 2025

Secondo il 12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, nel 2025 il valore stimato per la bioeconomia dell'UE27 si è attestato a 3.174 miliardi di euro, con oltre 17 milioni di addetti — pari al 7,8% dell'occupazione totale nell'Unione Europea. Un risultato che conferma la bioeconomia come uno dei pilastri più solidi dell'economia europea, capace di resistere alle turbolenze geopolitiche grazie alla sua radicalità territoriale e alla diversificazione delle filiere.

Le principali economie europee contribuiscono in modo rilevante: la Germania guida con 553,7 miliardi di euro, seguita dalla Francia con 444,2 miliardi, dall'Italia con 433,3 miliardi e dalla Spagna con 331,3 miliardi. Complessivamente, questi quattro Paesi generano circa 1.760 miliardi di euro di output e impiegano circa 7,9 milioni di occupati.

In termini relativi emerge però un dato importante: sono Spagna (10,7%) e Italia (9,9%) i Paesi dove l'incidenza della bioeconomia sull'economianazionale è più elevata, entrambi al di sopra della media UE27 (8,8%). Francia e Germania si attestano rispettivamente all'8,1% e al 6,6%.

 

Quanto vale la bioeconomia in Italia nel 2025

In Italia, nel 2025 la bioeconomia ha generato 433,3 miliardi di euro di produzione, in crescita del +2,7% rispetto al 2024, con un peso pari a circa il 10% dell'economia nazionale e oltre 2 milioni di occupati, corrispondenti al 7,6% del totale. Il valore aggiunto del settore è salito a circa 140 miliardi di euro, in aumento di circa 7 miliardi rispetto al 2024 e significativamente al di sopra dei 125 miliardi del 2023.

La crescita del valore nominale della produzione è il risultato di una tenuta sul mercato interno combinata a un aumento del fatturato estero: quest'ultimo ha beneficiato di un ritrovato dinamismo nella seconda metà del 2025, nonostante l'elevata incertezza geopolitica. A sostenere gli scambi mondiali sono stati gli effetti di anticipazione degli acquisti di molti operatori USA per cautelarsi dall'impatto dei dazi. 

La struttura settoriale della bioeconomia italiana

La filiera agro-alimentare è il cuore della bioeconomia italiana: nel 2025 rappresenta il 64,5% dell'output totale, con circa 280 miliardi di euro e oltre 1,5 milioni di occupati. Gli altri comparti contribuiscono:

Sistema moda bio-based: circa 40 miliardi di euro (9,3% del totale)

Legno e mobili bio-based: 30,5 miliardi (7%)

Carta: 28,7 miliardi (6,6%)

Farmaceutica bio-based: 18,5 miliardi (4,3%)

Segmenti emergenti (chimica bio-based, bioplastiche, bioenergia, ciclo idrico, rifiuti biodegradabili): rafforzano la dimensione circolare e innovativa del settore

uomo con pc in campo coltivato con verdura uomo con pc in campo coltivato con verdura

La Bioeconomia nelle regioni italiane: un motore per i territori

La bioeconomia non è uniforme sul territorio italiano: si sviluppa a partire dalle risorse, competenze e specializzazioni produttive locali. Le regioni del Nord-Est guidano per valore aggiunto assoluto con circa 37,1 miliardi di euro, seguite dal Nord-Ovest (34,5 miliardi), dal Mezzogiorno (31,0 miliardi) e dal Centro (22,4 miliardi).

In termini relativi emerge però una geografia diversa: il Mezzogiorno si distingue per il peso occupazionale della bioeconomia, con oltre 740 mila addetti che rappresentano il 10,4% dell'occupazione complessiva dell'area. Basilicata e Molise presentano le incidenze più elevate di valore aggiunto bioeconomico sul totale regionale (10% e 9,6%), seguite da Trentino-Alto Adige, Umbria, Marche, Veneto ed Emilia-Romagna.

La filiera agro-alimentare è centrale ovunque: nel Mezzogiorno, agricoltura e industria alimentare insieme rappresentano quasi l'80% del valore aggiunto bioeconomico (53% agricoltura, 26% alimentare). Nel Nord-Est la quota supera il 60%, con un equilibrio più marcato tra componente agricola e trasformazione. Nelle regioni del Centro il contributo della moda bio-based, della carta e della farmaceutica bio-based arricchisce un profilo produttivo più diversificato.

 

Bioeconomia e filiera agro-alimentare: il motore della crescita italiana

La filiera agro-alimentare italiana è il principale motore della bioeconomia nazionale. Nel 2025 ha chiuso con un incremento del valore della produzione del +3,8%, trainata da più componenti: la filiera vitivinicola — che nella campagna 2025/2026 ha assegnato nuovamente all'Italia il primato mondiale per volume prodotto — il raccolto positivo del pomodoro da industria e della frutta estiva, e la crescita dei volumi nell'olio, pur con prezzi medi in calo dopo i picchi degli anni precedenti.

L'industria alimentare, bevande e tabacco — che da sola genera circa 199 miliardi di euro — ha confermato il trend positivo già osservato nel 2024, grazie al buon andamento sul mercato interno sostenuto dalla ripresa dei consumi domestici e agli ottimi risultati sui mercati esteri. L'agro-alimentare italiano è cresciuto del +5,2% sui mercati esteri nel 2025, intercettando opportunità in mercati tradizionali come Germania (+5,6%), Francia (+6,1%), Spagna (+13%), ma anche in economie emergenti come Polonia (+17,7%) e Romania (+10,2%), compensando i minori flussi verso gli Stati Uniti (-4,5%).

In termini occupazionali, la filiera agro-alimentare conta circa 1,5 milioni di addetti nel 2025 (951 mila nell'agricoltura, oltre 500 mila nell'industria alimentare), pari al 70,7% dell'occupazione totale della bioeconomia italiana.

 

Bioeconomia e agricoltura sostenibile: esempi concreti dall'Italia

La bioeconomia ricopre un ruolo fondamentale per l'agricoltura sostenibile: il settore, tradizionalmente tra i più impattanti per emissioni e consumo di risorse, sta attraversando una profonda trasformazione verso modelli produttivi più efficienti e rispettosi dell'ambiente. In Italia non mancano esempi virtuosi di questa evoluzione.

In Lombardia e Emilia-Romagna, i digestori anaerobici trasformano scarti agricoli e reflui zootecnici in biogas e fertilizzanti organici, con un duplice beneficio ambientale ed economico. In Campania, le bucce di pomodoro vengono valorizzate per l'estrazione di pigmenti naturali e la produzione di bioplastiche. In Toscana e Piemonte, la canapa è coltivata per ottenere materiali edili ecologici a basso impatto di carbonio. In Puglia, le fibre di lino producono tessuti sostenibili, mentre in Veneto i biopesticidi a base di estratti vegetali riducono la dipendenza dai prodotti chimici di sintesi. In Sicilia, i residui degli agrumi vengono trasformati in carta e imballaggi sostenibili.

A queste si aggiungono le filiere innovative legate ai biofertilizzanti a base di alghe e microrganismi — che migliorano la salute del suolo senza impoverirlo — e le produzioni di biomasse agricole destinate alla generazione di bioenergia, in una logica di uso integrato delle risorse territoriali.

tecnico di laboratorio che prende una foglia in provetta tecnico di laboratorio che prende una foglia in provetta

Agricoltura rigenerativa: oltre la sostenibilità

Se l'agricoltura sostenibile mira a ridurre l'impatto ambientale dei processi produttivi, l'agricoltura rigenerativa va oltre: punta attivamente a ripristinare e migliorare la salute degli ecosistemi, aumentando la biodiversità, sequestrando carbonio nel suolo e migliorando la capacità idrica dei terreni. È una delle frontiere più avanzate della bioeconomia circolare.

Il nesso tra agricoltura rigenerativa e bioeconomia è diretto: entrambe condividono l'obiettivo di massimizzare il valore delle risorse biologiche lungo tutta la catena produttiva, riducendo gli sprechi e valorizzando i sottoprodotti. La filiera agro-alimentare italiana, con la sua vocazione alla qualità e alla territorialità, rappresenta un terreno fertile per l'adozione di queste pratiche, che trovano applicazione concreta in viticoltura, olivicoltura, orticoltura e zootecnia.

Il tema è al centro anche delle politiche europee: la nuova Strategia europea per la Bioeconomia, pubblicata dalla Commissione a novembre 2025, include esplicitamente l'agricoltura rigenerativa tra i settori prioritari per lo sviluppo di mercati bio-based competitivi e sostenibili.

 

L'impatto del conflitto in Medio Oriente sulla filiera agro-alimentare

Il 12° Rapporto dedica un approfondimento specifico all'impatto del conflitto in Medio Oriente sui settori della bioeconomia. La chiusura dello Stretto di Hormuz — attraverso cui transita un quinto del commercio mondiale di petrolio liquido — ha conseguenze dirette e indirette sulla filiera agro-alimentare italiana.

L'impatto più rilevante riguarda la dipendenza da materie prime di origine fossile ancora presenti nei cicli produttivi della bioeconomia. In particolare, l'area del Golfo è fornitrice di composti chimici essenziali come urea, perfosfati e ammoniaca — destinati alla produzione di fertilizzanti — con potenziali ricadute dirette sulla produzione agricola a valle. L'aumento dei costi energetici si scarica inoltre sull'intera filiera, con effetti più marcati nei comparti della chimica e della gomma-plastica.

Questo scenario sottolinea ancora di più l'importanza strategica della bioeconomia: un modello economico capace di sostituire le materie prime fossili con risorse biologiche rinnovabili rappresenta una risposta concreta non solo alla riduzione delle emissioni, ma anche all'autonomia strategica e alla sicurezza degli approvvigionamenti.

 

Innovazione, startup e open innovation nella bioeconomia italiana

La vitalità innovativa della bioeconomia italiana è testimoniata dalle 707 startup innovative censite al 31 dicembre 2025, pari al 6,2% del totale delle imprese iscritte all'apposito Registro — un ecosistema vivace, distribuito su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione maggiore in Lombardia, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Veneto.

Oltre la metà delle startup si concentra nella Ricerca & Sviluppo e nelle attività tecnico-scientifiche, a conferma della natura fortemente trasversale e tecnologica del metasettore. Tra i trend innovativi emergenti: nutraceutica e functional food, acquacoltura e alghe come fonti proteiche alternative, packaging bio-based, biomateriali da scarti agricoli, cosmesi naturale, fertilizzanti organici. In R&S, cresce il peso delle biotecnologie e si consolida l'intelligenza artificiale come fattore abilitante per l'ottimizzazione delle filiere.

Bioeconomia e Open Innovation: il programma TERRA NEXT

È in questo contesto che si inserisce TERRA NEXT: il primo acceleratore italiano dedicato alla bioeconomia e alla sostenibilità ambientale, promosso da CDP Venture Capital con Intesa Sanpaolo Innovation Center in qualità di promotore e co-ideatore, nell'ambito della Rete Nazionale Acceleratori. Nato nel 2022 con sede a Napoli — presso il Campus di San Giovanni a Teduccio dell'Università Federico II — nel suo primo triennio di attività TERRA NEXT ha supportato 22 startup innovative, raccogliendo 13 milioni di euro di capitale e generando oltre 200 Proof of Concept con le aziende partner.

A fine 2025 è nato lo Scale-Up Program, un nuovo percorso promosso da Intesa Sanpaolo Innovation Center per accompagnare le startup della bioeconomia nella sfida della crescita e dell'espansione sui mercati nazionali e internazionali, selezionando le realtà più promettenti tra quelle accelerate nei precedenti batch.

Il quadro normativo europeo a supporto della bioeconomia

Sul fronte delle politiche europee, il 2025 ha segnato un'accelerazione importante. A novembre 2025 la Commissione Europea ha pubblicato la nuova Strategia per la Bioeconomia — 'Un quadro strategico per una Bioeconomia dell'UE competitiva e sostenibile' — con una visione al 2040 articolata in quattro assi: accelerare innovazione e investimenti, creare mercati guida per materiali e tecnologie bio-based, garantire forniture sostenibili di biomassa e sfruttare le partnership globali.

A questi si aggiungono il Circular Economy Act — volto a superare la frammentazione normativa e valorizzare le materie prime secondarie — e il Biotech Act II, atteso entro fine 2026, che dovrà contenere misure specifiche per i prodotti bio-based. Sul fronte degli imballaggi, il Regolamento PPWR introduce obblighi di compostabilità per alcune categorie di imballaggi a partire dal 2028.

L'Italia si conferma un caso di successo in questo ambito: con la Strategia Nazionale per la Bioeconomia e il Piano di implementazione 2025-2027, e con una normativa avanzata sulle plastiche bio-based, biodegradabili e compostabili, il nostro Paese è tra i più avanzati in Europa nel tradurre gli obiettivi della bioeconomia in strumenti concreti.

Domande frequenti sulla Bioeconomia

Qual è la definizione di bioeconomia?

La bioeconomia è il sistema socio-economico che utilizza in modo sostenibile le risorse naturali rinnovabili provenienti da terra e mare — scarti e rifiuti inclusi — per produrre beni, servizi ed energia. Comprende settori come agricoltura, silvicoltura, pesca, industria alimentare, farmaceutica, chimica, tessile e biotecnologie industriali.

Qual è il valore della bioeconomia in Italia nel 2025?

Nel 2025 la bioeconomia italiana ha generato un output stimato di 433,3 miliardi di euro, in crescita del +2,7% rispetto al 2024, con un peso pari al 10% dell'economia nazionale e oltre 2 milioni di occupati. Il valore aggiunto del settore ha raggiunto circa 140 miliardi di euro.

Qual è la differenza tra agricoltura sostenibile e agricoltura rigenerativa?

L'agricoltura sostenibile mira a ridurre l'impatto ambientale dei processi produttivi, mantenendo la produttività nel lungo periodo. L'agricoltura rigenerativa va oltre: punta attivamente a ripristinare la salute degli ecosistemi, aumentare la biodiversità e sequestrare carbonio nel suolo.

Quali sono gli esempi di bioeconomia nell'agricoltura italiana?

In Italia esistono numerosi esempi: digestori anaerobici in Lombardia ed Emilia-Romagna che trasformano scarti agricoli in biogas; coltivazione di canapa per materiali edili in Toscana e Piemonte; bioplastiche da bucce di pomodoro in Campania; biopesticidi vegetali in Veneto; imballaggi sostenibili da residui di agrumi in Sicilia.

Cos'è la bioeconomia circolare?

La bioeconomia circolare integra i principi della bioeconomia — utilizzo di risorse biologiche rinnovabili — con quelli dell'economia circolare — riduzione degli sprechi, riuso e riciclo dei materiali. I prodotti biologici vengono valorizzati lungo tutta la catena del valore, riducendo la dipendenza da combustibili fossili.

Qual è il ruolo di Intesa Sanpaolo Innovation Center nella bioeconomia?

Intesa Sanpaolo Innovation Center è co-ideatore e promotore di TERRA NEXT, il primo acceleratore italiano dedicato alla bioeconomia, e ha curato il capitolo sulle startup innovative e sui materiali bio-based per l'edilizia del 12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa.