La Bioeconomia nelle regioni italiane: un motore per i territori
La bioeconomia non è uniforme sul territorio italiano: si sviluppa a partire dalle risorse, competenze e specializzazioni produttive locali. Le regioni del Nord-Est guidano per valore aggiunto assoluto con circa 37,1 miliardi di euro, seguite dal Nord-Ovest (34,5 miliardi), dal Mezzogiorno (31,0 miliardi) e dal Centro (22,4 miliardi).
In termini relativi emerge però una geografia diversa: il Mezzogiorno si distingue per il peso occupazionale della bioeconomia, con oltre 740 mila addetti che rappresentano il 10,4% dell'occupazione complessiva dell'area. Basilicata e Molise presentano le incidenze più elevate di valore aggiunto bioeconomico sul totale regionale (10% e 9,6%), seguite da Trentino-Alto Adige, Umbria, Marche, Veneto ed Emilia-Romagna.
La filiera agro-alimentare è centrale ovunque: nel Mezzogiorno, agricoltura e industria alimentare insieme rappresentano quasi l'80% del valore aggiunto bioeconomico (53% agricoltura, 26% alimentare). Nel Nord-Est la quota supera il 60%, con un equilibrio più marcato tra componente agricola e trasformazione. Nelle regioni del Centro il contributo della moda bio-based, della carta e della farmaceutica bio-based arricchisce un profilo produttivo più diversificato.
Bioeconomia e filiera agro-alimentare: il motore della crescita italiana
La filiera agro-alimentare italiana è il principale motore della bioeconomia nazionale. Nel 2025 ha chiuso con un incremento del valore della produzione del +3,8%, trainata da più componenti: la filiera vitivinicola — che nella campagna 2025/2026 ha assegnato nuovamente all'Italia il primato mondiale per volume prodotto — il raccolto positivo del pomodoro da industria e della frutta estiva, e la crescita dei volumi nell'olio, pur con prezzi medi in calo dopo i picchi degli anni precedenti.
L'industria alimentare, bevande e tabacco — che da sola genera circa 199 miliardi di euro — ha confermato il trend positivo già osservato nel 2024, grazie al buon andamento sul mercato interno sostenuto dalla ripresa dei consumi domestici e agli ottimi risultati sui mercati esteri. L'agro-alimentare italiano è cresciuto del +5,2% sui mercati esteri nel 2025, intercettando opportunità in mercati tradizionali come Germania (+5,6%), Francia (+6,1%), Spagna (+13%), ma anche in economie emergenti come Polonia (+17,7%) e Romania (+10,2%), compensando i minori flussi verso gli Stati Uniti (-4,5%).
In termini occupazionali, la filiera agro-alimentare conta circa 1,5 milioni di addetti nel 2025 (951 mila nell'agricoltura, oltre 500 mila nell'industria alimentare), pari al 70,7% dell'occupazione totale della bioeconomia italiana.
Bioeconomia e agricoltura sostenibile: esempi concreti dall'Italia
La bioeconomia ricopre un ruolo fondamentale per l'agricoltura sostenibile: il settore, tradizionalmente tra i più impattanti per emissioni e consumo di risorse, sta attraversando una profonda trasformazione verso modelli produttivi più efficienti e rispettosi dell'ambiente. In Italia non mancano esempi virtuosi di questa evoluzione.
In Lombardia e Emilia-Romagna, i digestori anaerobici trasformano scarti agricoli e reflui zootecnici in biogas e fertilizzanti organici, con un duplice beneficio ambientale ed economico. In Campania, le bucce di pomodoro vengono valorizzate per l'estrazione di pigmenti naturali e la produzione di bioplastiche. In Toscana e Piemonte, la canapa è coltivata per ottenere materiali edili ecologici a basso impatto di carbonio. In Puglia, le fibre di lino producono tessuti sostenibili, mentre in Veneto i biopesticidi a base di estratti vegetali riducono la dipendenza dai prodotti chimici di sintesi. In Sicilia, i residui degli agrumi vengono trasformati in carta e imballaggi sostenibili.
A queste si aggiungono le filiere innovative legate ai biofertilizzanti a base di alghe e microrganismi — che migliorano la salute del suolo senza impoverirlo — e le produzioni di biomasse agricole destinate alla generazione di bioenergia, in una logica di uso integrato delle risorse territoriali.