Il confronto europeo sulla transizione circolare: la joint letter e il white paper

27 Maggio 2026
Circular Economy, Istituzioni, Innovation, Ecosistemi

Intesa Sanpaolo, con il coinvolgimento e il supporto della Direzione Institutional Affairs, e Intesa Sanpaolo Innovation Center, ha contribuito attivamente alla redazione di un white paper e alla definizione e firma di una joint business letter sul Circular Economy Act (CEA), la proposta normativa con cui la Commissione europea punta ad accelerare la transizione verso un vero mercato unico europeo per l’economia circolare (CE).

Il Gruppo conferma così il proprio impegno nel promuovere l'economia circolare come leva strategica di competitività industriale, sicurezza delle risorse, innovazione e resilienza economica

Si rafforza il contributo del mondo delle imprese al dibattito europeo sul futuro CEA (Circular Economy Act), atteso entro il 2026 e concepito per introdurre un quadro più omogeneo a sostegno di modelli produttivi e industriali circolari nell’Unione europea.

In questo contesto si inseriscono due documenti di riferimento, la joint business letter promossa nell'ecosistema della Ellen MacArthur Foundation, principale promotore a livello internazionale della transizione sistemica verso la CE insieme al white paper che delinea le principali leve strategiche per posizionare il CEA al centro della strategia industriale europea.

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Joint lettera sul Circular Economy Act: la voce del business europeo

La joint business letter, indirizzata alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e ai principali Commissari, rappresenta una presa di posizione condivisa da imprese e organizzazioni che chiedono all'Unione europea un impianto normativo capace di rendere la circular economy una vera leva di competitività industriale, resilienza delle filiere e innovazione. Il documento richiama l'esigenza di regole armonizzate, strumenti economici coerenti e condizioni di mercato che rendano più semplice e conveniente scalare soluzioni circolari in tutti gli Stati membri.

All'interno di questo percorso, Intesa Sanpaolo, con il coinvolgimento e il supporto della Direzione Institutional Affairs, e Intesa Sanpaolo Innovation Center ha contribuito alla stesura e alla sottoscrizione della joint letter, affermando il posizionamento del Gruppo nel confronto con istituzioni, regolatori e stakeholder europei. Il documento è stato sottoscritto da Jacques Moscianese - Executive Director Institutional Affairs del Gruppo.

Un contributo che si inserisce in una strategia di lungo periodo che considera la Circular Economy come paradigma trasformativo del sistema economico -produttivo, capace di orientare investimenti verso la trasformazione sistemica delle catene del valore e dei modelli di business, riducendo i rischi finanziari e creando maggiore valore economico, sociale e ambientale. Questa visione strategica è confermata dalle recenti ricerche promosse da Intesa Sanpaolo Innovation Center e dall’Università Bocconi che evidenziano come i modelli di business circolari possano portare alla riduzione del rischio finanziario delle imprese e al miglioramento del profilo rischio-rendimento degli investimenti.   

Come confermato dal recente rinnovo della partnership Intesa SanpaoloEllen MacArthur Foundation, il Gruppo intende proseguire il proprio impegno a supporto della transizione circolare attraverso lo sviluppo di strumenti finanziari dedicati e l’erogazione linee di credito per la trasformazione circolare. A queste iniziative si affiancano attività di advocacy, formazione e divulgazione, servizi di advisory e programmi di open innovation fondati sul coinvolgimento e sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, startup, università e centri di ricerca.  

I principali contenuti della joint letter

Il gruppo di imprese firmatarie sostiene il futuro CEA come strumento fondamentale per rafforzare competitività, decarbonizzazione industriale e resilienza economica dell’Europa.

Molte aziende stanno già adottando soluzioni circolari per ridurre la propria dipendenza da materie prime vergini, attenuare l’esposizione alla volatilità dei prezzi delle materie prime e alle interruzioni delle forniture dovuti anche alle tensioni geopolitiche, migliorare la resilienza operativa, diversificare gli approvvigionamenti e i garantendo al contempo un allineamento agli obiettivi di sostenibilità ambientale

Tuttavia, la transizione continua ad essere frenata da frammentazione normativa, mancanza di armonizzazione e strumenti economici che spesso penalizzano i modelli circolari rispetto a quelli lineari.

Secondo i firmatari il CEA dovrebbe contribuire alla creazione di un vero mercato unico europeo per le soluzioni circolari, integrando pienamente la circolarità nella strategia industriale e abilitando la scalabilità di attività e modelli di produzione e consumo come riuso, riparazione, ricondizionamento, remanufacturing, product-as-a-service, riciclo e uso di materie prime seconde.

Il testo individua tre priorità principali

  1. Costruire un mercato unico per le soluzioni circolari
    è necessario un quadro normativo più semplice e armonizzato, con definizioni europee chiare su rifiuti e attività circolari; criteri condivisi per l’end-of-waste (la cessazione della qualifica di rifiuto); procedure più snelle per la circolazione transfrontaliera di prodotti usati, componenti e materiali secondari; e una maggiore convergenza dei sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR)

  2. Creare condizioni economiche e di domanda più eque
    Il CEA dovrebbe contribuire a correggere gli svantaggi di costo iniziale e i rischi di doppia imposizione che penalizzano i modelli circolari. Le misure richieste includono riforme dell’IVA, criteri circolari armonizzati negli appalti pubblici e altri incentivi economici coordinati tra livello europeo e nazionale in grado di orientare la domanda verso prodotti, servizi e modelli di business circolari.

  3. Sbloccare i finanziamenti privati e rafforzare le filiere
    Per scalare le soluzioni circolari è sviluppare strumenti finanziari in grado di mobilitare il capitale privato necessario a sostenere la crescita di soluzioni circolari, innovazione e infrastrutture, migliorando la sostenibilità economica e il profilo di rischio dei modelli di business circolari. Parallelamente servono meccanismi in grado di garantire una maggiore certezza del mercato, ad esempio attraverso la creazione di una piattaforma europea per i materiali secondari che contribuirebbe ad aggregare la domanda, aumentare la trasparenza e garantire una maggiore visibilità sui prezzi.

In conclusione, il CEA rappresenta un’occasione decisiva per abilitare la creazione di un mercato circolare europeo con importanti benefici in ambito di sicurezza economica e di vantaggio competitivo di lungo termine per le imprese.

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White paper: un contributo di indirizzo per il quadro normativo europeo

Insieme alla lettera, il white paper “The EU Circular Economy Act: Key policy levers for Europe’s industrial strategy” pubblicato dalla Ellen MacArthur Foundation offre un inquadramento strategico delle priorità che potrebbero orientare il futuro CEA.

Il documento evidenzia come la transizione verso la CE rappresenti oggi un passaggio cruciale per rafforzare la competitività industriale e la resilienza economica dell’Unione Europea.

Il White Paper mette al centro la necessità di creare condizioni regolatorie, economiche e industriali capaci di favorire un mercato europeo più integrato per prodotti, materiali e soluzioni circolari. Questo significa favorire regole armonizzate e standard comuni, sviluppare strumenti fiscali e finanziari dedicati e contribuire alla creazione di una domanda orientata alla circolarità, tutto trainato da una maggiore collaborazione lungo le catene del valore.

Il White Paper in breve

Il white paper sostiene che il futuro CEA rappresenti un’occasione decisiva per integrare pienamente la CE nella strategia industriale europea individuando alcune priorità chiave:

1. Abilitare la creazione di un vero mercato unico europeo per le soluzioni circolari

Uno dei messaggi centrali del paper è che oggi la frammentazione normativa e la mancata standardizzazione della CE tra Stati membri ostacola la diffusione di modelli di business circolari e la circolazione di materie prime seconde all’interno del mercato europeo. 

Il documento richiama quindi la necessità di armonizzare definizioni e criteri relativi alla CE, semplificare gli obblighi EPR, sviluppare criteri condivisi di “End-of-Waste” e costruire una base dati comune anche attraverso strumenti come i Digital Product Passports.

2. Considerare l’economia circolare come politica industriale

Il documento non presenta la circolarità solo come agenda ambientale, ma come una vera agenda di politica industriale europea. L’obiettivo è infatti quello di rafforzare catene del valore e approvvigionamenti, ridurre la dipendenza da materie prime vergini e aumentare la sicurezza economica dell’Europa.

In questa prospettiva, il CEA dovrebbe sostenere collaborazioni industriali, investimenti nelle filiere circolari e meccanismi che aiutino a trattenere valore, materiali e competenze all’interno del sistema economico europeo.

3. Usare leva fiscale e domanda di mercato per rendere la circolarità competitiva

Il white paper evidenzia come molte soluzioni circolari oggi siano ancora penalizzate da un sistema economico che non riflette correttamente i costi ambientali dei modelli lineari. Tra i problemi citati ci sono incentivi distorti e casi di doppia tassazione dei beni usati o ricondizionati, che rendono modelli come riuso, riparazione e second hand meno competitivi rispetto a soluzioni alternative lineari.

Per questo il paper invita l’UE e gli Stati membri a usare in modo più coordinato e mirato leve fiscali e strumenti di domanda, acquisti pubblici e strumenti di domanda per rendere i prodotti e i materiali circolari più accessibili, convenienti e accelerare la diffusione di soluzioni circolari su scala europea.

4. Mobilitare finanza privata e strumenti di de-risking

Un ulteriore messaggio centrale riguarda la necessità di rendere più bancabili gli investimenti circolari. Molti modelli circolari vengono percepiti ad alto rischio e richiedono investimenti iniziali significativi, in particolare quelli basati su logistica inversa, product-as-a-service, leasing, pay-per-use o gestione di asset lungo più cicli di vita.

Il white paper sottolinea quindi il ruolo che strumenti pubblici e privati possono svolgere nel ridurre il rischio percepito e mobilitare capitali, anche attraverso garanzie, first-loss facilities, blended finance, fondi europei e strumenti collegati a EIB, EIF o InvestEU, oltre che nel futuro Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE.

5. Collegare politica ambientale, politica industriale e allineamento internazionale

Il paper sottolinea inoltre la necessità di superare l’approccio in cui ambiente e industria procedono separatamente.

La fondazione EMF propone invece un quadro che allinei obiettivi ambientali, mercato interno e competitività, così da accelerare la transizione senza creare ulteriore complessità regolatoria. In sostanza, la circolarità viene descritta come uno strumento per coniugare crescita economica, autonomia strategica e obiettivi climatici. Il paper sottolinea infine che, per essere davvero efficace, l’azione europea deve essere compatibile anche oltre i confini UE. Investitori e imprese globali hanno bisogno di regole interoperabili, metriche armonizzate e condizioni di mercato comparabili. Per questo l’UE dovrebbe usare il CEA anche come leva di leadership internazionale, promuovendo convergenza normativa e standard comuni nelle partnership esterne e nel commercio.

Perché questi documenti sono rilevanti per il futuro della Circular Economy

La joint letter e il white paper si inseriscono in una fase cruciale per la definizione delle politiche europee sulla CE.

I due documenti evidenziano una crescente convergenza tra imprese, finanza, istituzioni, organizzazioni internazionali e attori dell’innovazione sulla necessità di accelerare la transizione attraverso un quadro normativo più chiaro, armonizzato e favorevole agli investimenti.

Il messaggio di fondo è che la CE non può più essere considerata esclusivamente una componente delle politiche ambientali, ma deve diventare parte integrante della strategia industriale europea. Il futuro CEA rappresenta, per l’UE e i singoli Stati membri, un’opportunità decisiva per rendere i modelli CE una scelta economicamente vantaggiosa capace di rafforzare la competitività delle imprese e settori industriali, ridurre la dipendenza da risorse vergini, sostenere lo sviluppo di nuove filiere industriali innovative, e contribuire alla resilienza e sicurezza dell’economia europea.