Venture capital in Italia: i dati 2025 confermano un ecosistema più maturo e selettivo
La filiera del Venture Capital nel 2025 totalizza 420 operazioni per un ammontare investito superiore a 2,3 miliardi di euro, i dati si inseriscono in un percorso di evoluzione che, negli ultimi tre anni, ha visto il mercato passare da una fase di rallentamento a una progressiva maturazione.
2025: crescita dell’ammontare complessivo e rafforzamento del mercato
Il 18 febbraio, è stato presentato il Rapporto Italia 2025 del Venture Capital Monitor – VeM sull’operatività in venture capital nel mercato italiano. Lo studio è stato realizzato dall’Osservatorio Venture Capital Monitor – VeM,attivo presso Università LIUC con AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e realizzato grazie al contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e KPMG e al supporto istituzionale di CDP Venture Capital SGR e IBAN (Italian Business Angels Association), con l’obiettivo di sviluppare un monitoraggio permanente sull’attività di early stage istituzionale svolta nel nostro Paese.
Nel 2025 il mercato del venture capital in Italia registra un ulteriore rafforzamento, con oltre 2,2 miliardi di euro investiti e 346 round complessivi considerando operazioni initial e follow-on su startup e scaleup italiane e su realtà estere con founder italiani. Per quanto riguarda l’ammontare investito sia da operatori domestici che esteri in startup italiane, il valore si attesta a oltre 1,6 miliardi di euro distribuiti su 314 round: ammontare in aumento rispetto a 1,2 miliardi nell’anno passato. Aumenta anche il numero di operazioni (erano 270 nel 2024). Diminuisce l’ammontare investito in realtà estere fondate da imprenditori italiani, che si attesa a quasi 600 milioni di euro distribuiti su 32 operazioni (oltre 700 milioni in 30 round nel 2024). Sommando queste due componenti, il totale complessivo si attesta oltre i 2,2 miliardi di euro (erano 1,9 miliardi nel 2024).
Il dato segna un incremento significativo rispetto al 2024, quando gli investimenti complessivi si erano attestati a 1,9 miliardi di euro su 300 round, confermando una ripresa strutturale dopo il rallentamento osservato nel 2023.
Un elemento rilevante del 2025 è il rafforzamento del numero di operazioni, che indica un ecosistema dinamico e diffuso, anche in assenza di un’elevata concentrazione di mega-deal. Il mercato appare quindi più capillare, con una maggiore distribuzione dei capitali su un numero più ampio di startup.
Il confronto con il triennio precedente: dal rallentamento alla maturità
2023: un anno di contrazione e selezione
Il 2023 aveva rappresentato un punto di discontinuità. Gli investimenti in startup innovative italiane si erano fermati intorno a 1,1 miliardi di euro, con una riduzione sia dell’ammontare sia del numero di round. Il contesto macroeconomico e geopolitico aveva spinto gli investitori verso un approccio più prudente, favorendo la selezione dei progetti più solidi e penalizzando le operazioni di maggiore dimensione.
2024: il ritorno alla crescita
Nel 2024 il mercato aveva mostrato segnali di ripresa, con 1,9 miliardi di euro investiti e 300 round complessivi. Pur in presenza di un numero di operazioni inferiore rispetto agli anni di massima espansione, aumentava l’ammontare medio dei round, segnale di una maggiore fiducia verso startup più mature e con modelli di business consolidati.
2025: consolidamento e nuova espansione
Il 2025 consolida questa traiettoria: il superamento della soglia dei 2 miliardi di euro investiti indica che il venture capital in Italia ha recuperato stabilità e capacità di attrazione, pur mantenendo un profilo più selettivo rispetto al periodo pre-2023.
Origine dei capitali e ruolo delle corporate
Nel 2025 si conferma il ruolo rilevante degli investitori internazionali, che rappresentano circa il 44% dell’ammontare investito, a fronte di un 56% di capitali domestici. Un dato che evidenzia come l’ecosistema italiano continui a essere attrattivo anche oltre i confini nazionali.
Rimane significativa la presenza delle corporate, coinvolte in circa un quarto dei round, sia come lead investor sia come co-investor. Questo elemento rafforza il legame tra innovazione e sistema industriale, favorendo sinergie strategiche e opportunità di crescita per le startup.
Settori e geografie: ICT, energia e life sciences al centro
Dal punto di vista settoriale, il 2025 conferma una forte concentrazione nel comparto ICT, che rappresenta la quota più rilevante delle operazioni (40%). All’interno dell’ICT prevalgono le enterprise technologies, segnale di un crescente interesse verso soluzioni B2B e tecnologie abilitanti per la trasformazione digitale delle imprese.
Accanto all’ICT, continuano a distinguersi Energia e Ambiente, Life Sciences, Biotecnologie e Healthcare, settori già emersi come resilienti nel biennio precedente e oggi sempre più centrali nelle strategie di investimento.
Sul piano geografico, la Lombardia è la Regione in cui si concentra il maggior numero di società target, 99, coprendo il 48% del mercato (era il 36% nel 2024, con 70 società). Seguono Lazio (8%) e Piemonte (6%), mentre sul fronte estero spiccano Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Svizzera per operazioni su startup con founder italiani.
Early stage e Technology Transfer: una filiera che si rafforza
Un dato particolarmente significativo del Rapporto 2025 riguarda la filiera dell’early stage, che – includendo venture capital, corporate venture capital e business angel – raggiunge circa 2,3 miliardi di euro su 420 round, in aumento rispetto ai 2,0 miliardi e 406 round del 2024.
Cresce inoltre il peso del Technology Transfer, sostenuto dai fondi e dai poli promossi da CDP Venture Capital SGR e dai soci AIFI. Il totale degli investimenti in TT (Technology Transfer) 2025 è stato pari a 592 milioni di euro su 93 operazioni quasi triplicando quanto investito nel 2024. Dal 2016 al 2025 gli investimenti in questo ambito mostrano un trend in costante crescita, con un effetto leva complessivo superiore ai 700 milioni di euro, confermando il ruolo strategico della ricerca scientifica come motore dell’innovazione e l’impatto originato anche delle iniziative di sistema realizzate in questi ultimi anni come Itatech o i Fondi TT di CdP Ventures.
Con riferimento all'attività di corporate venture capital, nel 2025 si conferma l’evidenza recente che vede una notevole presenza di imprese nei round di venture capital. In particolare, è stata registrata la partecipazione delle corporate negli investimenti a supporto delle realtà imprenditoriali nascenti o nella fase di primo sviluppo in circa il 27% dei round initial, in linea con il 2024.
Un ecosistema più solido e orientato alla qualità
Nel complesso, i dati del 2025 descrivono un mercato del venture capital italiano più maturo, meno dipendente da singole operazioni di grandi dimensioni e più orientato alla qualità dei progetti, alla sostenibilità dei modelli di business e all’integrazione con il sistema industriale e della ricerca.
Il confronto con il triennio 2023–2025 evidenzia un’evoluzione chiara: dalla fase di rallentamento e selezione, il mercato ha saputo riorganizzarsi e tornare a crescere, ponendo le basi per uno sviluppo più strutturale e resiliente dell’ecosistema dell’innovazione in Italia.
“Il 2025 è stato il secondo miglior anno di sempre per il Venture Capital in Italia, con una crescita che ne ha consolidato la ripresa, anche grazie ai significativi investimenti dall’estero, pari al 45% del totale” spiega Luca Pagetti, Head of Finanziamento Crescita Startup di Intesa Sanpaolo Innovation Center. “Le tendenze di investimento hanno confermato l’interesse per il settore ICT (Information and Communication Technology), con oltre il 40% del capitale investito, con particolare attenzione sull’AI, una forte crescita del comparto Energia e Ambiente, con un 11% del totale, e il consolidamento di Biotech e Healthcare, complessivamente al 16%. Attraverso Intesa Sanpaolo Innovation Center, il nostro Gruppo supporta la crescita di start-up e scale-up, fornendo innovation advisory e servizi di business transformation, abilitando iniziative di ecosistema, anche con gli investimenti del fondo SEI (Sviluppo Ecosistemi di Innovazione) gestito dalla controllata Neva SGR.
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