Osservatorio 2025 sull’idrogeno in Italia
Dal consolidamento industriale alla creazione del mercato: una nuova fase per un ecosistema in innovativo in evoluzione
Il 19 febbraio è stato presentato al Made Competence Center a Milano la nuova edizione dell’Osservatorio sull’ Idrogeno in Italia, intitolato “Dal consolidamento industriale alla creazione del mercato: una nuova fase per un ecosistema innovativo in evoluzione”. Lo studio è realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con l’Associazione Italiana per l'Idrogeno e Celle a Combustibile H2IT e Intesa Sanpaolo Innovation Center, nell’ambito del Memorandum of Understanding tra H2IT e Intesa Sanpaolo Innovation Center.
Il MOU tra Intesa Sanpaolo Innovation Center e H2IT è stato firmato del ’21 e rinnovato nel maggio 2024 con l’obiettivo di collaborare per fondere competenze tecniche e finanziarie, svolgere attività legate alla e ricerca sviluppare iniziative che possano dare un significativo impulso allo sviluppo delle startup e PMI innovative della filiera dell’idrogeno.
L’evento di presentazione del report ha visto la partecipazione di speaker di spicco del settore e del Gruppo Intesa Sanpaolo, come Gregorio De Felice – Chief Economist, Intesa Sanpaolo, Alberto Dossi – Presidente di H2IT, Augusto De Castro - Direttore Generale di MADE Competence Center Industria 4.0, Mattia Losego - Capo della Segreteria Tecnica, MIMIT.
La tavola rotonda ha visto il confronto tra diversi esperti del settore, per Innovation center ha partecipato Stefania Vigna - Head of Innovation Intelligence di Intesa Sanpaolo Innovation Center. Il dibattito ha generato insight e riflessioni interessanti su scenari e trend legati alle energie green, dei settori hard to abate, delle fonti di finanziamento per il settore e del ruolo dei regolatori e della politica con Regione Lombardia.
Per Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo: “La seconda edizione dell’Osservatorio, sviluppata in collaborazione con H2IT e Intesa Sanpaolo Innovation Center, evidenzia la presenza in Italia di una filiera dell’idrogeno più strutturata rispetto all’edizione del 2023: due terzi delle aziende manifatturiere generano già ricavi dal settore e confermano una buona proiezione sui mercati internazionali; una parte rilevante dei ricavi legati all’idrogeno proviene da clienti esteri.
In un contesto caratterizzato da costi elevati e incertezza, le imprese continuano a investire e si attendono un ulteriore aumento degli impieghi finanziari nel 2026, con un forte orientamento all’innovazione tecnologica e sviluppo di soluzioni a maggiore maturità industriale. Le opportunità di business e la transizione energetica emergono come principali driver degli investimenti delle imprese, confermando come la transizione possa rappresentare anche un’importante opportunità industriale per il sistema produttivo italiano. L’evoluzione del settore resta tuttavia ancora fortemente orientata alla creazione dell’offerta: lo sviluppo della domanda sarà il fattore chiave per la nascita di un vero e proprio mercato dell’idrogeno.”
Secondo Stefania Vigna, Head of Innovation Intelligence di Intesa Sanpaolo Innovation Center: “La sfida oggi non è più dimostrare che l’idrogeno verde funziona, bensì renderlo competitivo, replicabile e integrato nei processi industriali. È il momento più delicato del processo di cambiamento, perché richiede un approccio ecosistemico e coordinato. La vera maturità parte sì dall'innovazione tecnologica, ma deve poi passare alla standardizzazione, alla digitalizzazione e alla riduzione dei costi. Servono moduli interoperabili e supply chain strutturate per accorciare tempi e rischi, perché l’idrogeno è un ecosistema vasto, dove produzione, infrastrutture e domanda devono crescere insieme. Il rischio attuale, come si nota dalla riduzione della fiducia da parte dei venture capitalist negli ultimi due anni, è che il vero valore di questa fonte per la transizione energetica si perda in tanti rivoli, dimenticando il punto di arrivo. Per questo è importante puntare, in modo preponderante, sui settori che già impiegano l'idrogeno, come la raffinazione, la produzione di acciaio e le lavorazioni chimiche: concentrare lì le risorse può far partire la macchina del cambiamento, attraverso i prodotti offerti da startup ready-to-use già operative in quei settori e i capitali messi a disposizione da venture capital e banche”.
L’edizione 2025 dell’osservatorio sull’idrogeno: crescono interesse e impegno concreto delle aziende
Quella del 2025 rappresenta la seconda edizione dell’Osservatorio e offre una fotografia aggiornata della filiera dell’idrogeno in Italia, con dati aggiornati sull’evoluzione del settore in Italia, analisi degli investimenti, attività di ricerca e sviluppo, innovazione, formazione e modalità di finanziamento e una panoramica sullo stato di avanzamento dei progetti attualmente in corso, consentendo un confronto con l’analisi condotta tre anni fa.
La produzione e l’utilizzo dell’idrogeno si collocano al centro della transizione energetica globale, sostenuti dalle politiche europee orientate alla neutralità climatica al 2050 e da un crescente interesse industriale per soluzioni rinnovabili e low carbon. L’analisi mette in evidenza un comparto caratterizzato da competenze solide, sia nel manifatturiero che nei servizi. Le imprese coinvolte operano lungo tutti i segmenti della filiera, mostrano una significativa apertura internazionale e un profilo tecnologico evoluto.
Il campione
L’Osservatorio Idrogeno 2025 si fonda su un’indagine condotta su 79 imprese operanti lungo l’intera filiera dell’idrogeno in Italia, selezionate tramite una mappatura basata su diverse fonti informative. Il campione è costituito per circa l’80% da aziende italiane, con una presenza rilevante di gruppi multinazionali e una distribuzione dimensionale maggiormente orientata verso medie e grandi imprese rispetto alla struttura complessiva del sistema produttivo nazionale. Nonostante si tratti di un settore relativamente giovane (con un’età media di presenza nell’ambito dell’idrogeno pari a 8 anni), emergono competenze consolidate soprattutto nel comparto manifatturiero, dove circa il 25% delle imprese opera da oltre dieci anni.
La copertura della catena del valore risulta ampia: le imprese sono attive mediamente in cinque segmenti della filiera, con una forte presenza nella produzione (impianti, componenti e tecnologie), nei servizi di ingegneria e nelle applicazioni finali per l’industria e la mobilità. Inoltre, la filiera è ben integrata nei mercati internazionali: il fatturato legato all’idrogeno generato con clienti esteri rappresenta il 46% del totale e raggiunge il 60% nelle realtà manifatturiere.
L’idrogeno assume un peso crescente nei modelli di business aziendali. Il 58% delle imprese genera già ricavi dal settore, quota che sale al 66% nel manifatturiero, mentre oltre il 70% prevede di farlo entro il 2026. Per più della metà delle aziende, gli investimenti destinati all’idrogeno superano il 10% del totale, con percentuali più elevate tra imprese manifatturiere e PMI. Tra le organizzazioni che hanno partecipato a entrambe le edizioni dell’Osservatorio, la quota di investimenti in questo ambito è raddoppiata. Si evidenzia quindi un impegno in fase di rafforzamento, sebbene ancora contenuto, in linea con l’elevato livello di incertezza del mercato. Le principali priorità di investimento riguardano la ricerca e sviluppo, la realizzazione di impianti produttivi e progetti pilota, nonché il potenziamento delle competenze interne.
Un ecosistema industriale in crescita
Il campione mostra un profilo tecnologico avanzato. Quasi un terzo delle imprese ha depositato o è in procinto di depositare brevetti, percentuale che sale al 44% nel settore manifatturiero. Il 70% dispone di un reparto interno di ricerca e sviluppo e l’adozione delle tecnologie 4.0, tra cui cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity e Internet of Things, è ampiamente diffusa. Sono inoltre presenti competenze elevate anche nelle tecnologie più avanzate. Parallelamente, la formazione riveste un ruolo centrale: il 65% delle imprese investe in percorsi specifici sull’idrogeno, con una domanda crescente di profili junior, figure di R&S e project manager, e una forte attenzione alle competenze in ambito meccanico, elettrotecnico, chimico e fluidodinamico.
Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, l’autofinanziamento rimane predominante, sebbene la quota di fondi pubblici sul totale delle risorse finanziarie sia aumentata dal 22% al 37% tra le due edizioni dell’Osservatorio. Circa due terzi delle imprese ha partecipato ad almeno un bando pubblico a livello regionale, nazionale o europeo, registrando un elevato tasso di successo.
Le principali criticità nello sviluppo della filiera sono legate a una domanda ancora limitata e a un quadro normativo percepito come non completamente definito, pur in presenza di miglioramenti rispetto all’edizione precedente. In prospettiva futura, le imprese indicano come priorità il sostegno alla domanda e l’elaborazione di una strategia nazionale più strutturata. La maggioranza delle aziende considera raggiungibili gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima al 2030, ma solo a condizione di interventi di policy rilevanti.
La pipeline dei progetti conferma un settore attivo in tutte le fasi della filiera, con iniziative che spaziano dalla ricerca e sperimentazione alla produzione, dal trasporto e stoccaggio fino alle infrastrutture per la mobilità. La maggior parte dei progetti riguarda dimensioni medio-piccole, ma si registra un aumento delle iniziative su scala più ampia.
Nel complesso, emerge il profilo di un ecosistema industriale in crescita, caratterizzato da una solida base tecnologica, da un’elevata propensione all’innovazione e da un progressivo orientamento alla realizzazione concreta dei progetti, sebbene in un contesto di mercato ancora debole e segnato da incertezze regolatorie che limitano una pianificazione degli investimenti più decisa.
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