Rendere il turismo accessibile non significa soltanto eliminare le barriere fisiche. Significa fare in modo che ogni persona possa informarsi, prenotare, raggiungere una destinazione e viverla in autonomia. È da questa prospettiva che nasce il Rapporto IsITT sul turismo accessibile 2026 – Dati, innovazione e nuove traiettorie, presentato il 15 ottobre a TTG Travel Experience di Rimini e realizzato da IsITT – Istituto Italiano per il Turismo per Tutti con il contributo di SRM e di Intesa Sanpaolo Innovation Center, in collaborazione con Fondazione LINKS.
In questo articolo raccogliamo i principali risultati: la dimensione economica del fenomeno, il comportamento delle imprese alberghiere e il ruolo delle tecnologie, dai dati all’intelligenza artificiale.
Cos’è il turismo accessibile e a chi si rivolge
Quando si parla di turismo accessibile si pensa spesso alle persone con disabilità. La platea è però molto più ampia: comprende persone anziane, famiglie con bambini piccoli, persone con esigenze temporanee (ad esempio dopo un infortunio o durante una gravidanza), persone con patologie croniche, con esigenze sensoriali, cognitive o legate alla neurodivergenza, e persone con esigenze alimentari specifiche come celiachia, allergie o intolleranze.
I dati citati nel rapporto danno la misura del tema:
- nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 1,3 miliardi di persone vivono con una disabilità: circa il 16% della popolazione, una persona su sei;
- in Italia, secondo ISTAT, nel 2023 circa 2,9 milioni di persone avevano disabilità o limitazioni gravi nelle attività abituali, circa il 5% della popolazione;
- considerando anche le limitazioni meno severe, nel 2025 il 22,7% della popolazione che vive in famiglia dichiarava limitazioni nelle attività quotidiane;
- al 1° gennaio 2026 le persone con almeno 65 anni erano circa 14,8 milioni, il 25,1% della popolazione.
Sono categorie che in parte si sovrappongono e non possono essere sommate, ma mostrano quanto sia ampio il bacino di persone che, in modo permanente o temporaneo, può beneficiare di un’offerta turistica più accessibile. L’invecchiamento della popolazione, in particolare, è un fenomeno che stiamo osservando anche attraverso i nostri approfondimenti sulla Silver Economy.
Per questo il rapporto propone di considerare l’accessibilità non come una nicchia, ma come una componente ordinaria della qualità dell’offerta. Con un’avvertenza: un albergo accessibile non rende automaticamente accessibile una vacanza. L’esperienza dipende da una catena di servizi che va dalla ricerca delle informazioni alla prenotazione, dal trasporto alla mobilità sul territorio, fino a musei, ristorazione ed eventi. Basta un anello debole perché l’intera esperienza diventi difficile.