Turismo accessibile: dati, tecnologie e AI nel Rapporto IsITT 2026

29 Ottobre 2026
Innovation Center, Trend del futuro, Pubblicazioni

Quanto vale il turismo accessibile in Italia e in che modo la tecnologia può renderlo realmente possibile. Le evidenze del Rapporto IsITT 2026, con lo studio di Intesa Sanpaolo Innovation Center sulle tecnologie abilitanti.

due turisti uno su sedia a rotelle che fanno una foto, visti di spalle due turisti uno su sedia a rotelle che fanno una foto, visti di spalle

Rendere il turismo accessibile non significa soltanto eliminare le barriere fisiche. Significa fare in modo che ogni persona possa informarsi, prenotare, raggiungere una destinazione e viverla in autonomia. È da questa prospettiva che nasce il Rapporto IsITT sul turismo accessibile 2026 – Dati, innovazione e nuove traiettorie, presentato il 15 ottobre a TTG Travel Experience di Rimini e realizzato da IsITT – Istituto Italiano per il Turismo per Tutti con il contributo di SRM e di Intesa Sanpaolo Innovation Center, in collaborazione con Fondazione LINKS.

In questo articolo raccogliamo i principali risultati: la dimensione economica del fenomeno, il comportamento delle imprese alberghiere e il ruolo delle tecnologie, dai dati all’intelligenza artificiale.

Cos’è il turismo accessibile e a chi si rivolge

Quando si parla di turismo accessibile si pensa spesso alle persone con disabilità. La platea è però molto più ampia: comprende persone anziane, famiglie con bambini piccoli, persone con esigenze temporanee (ad esempio dopo un infortunio o durante una gravidanza), persone con patologie croniche, con esigenze sensoriali, cognitive o legate alla neurodivergenza, e persone con esigenze alimentari specifiche come celiachia, allergie o intolleranze.

I dati citati nel rapporto danno la misura del tema:

  • nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 1,3 miliardi di persone vivono con una disabilità: circa il 16% della popolazione, una persona su sei;
  • in Italia, secondo ISTAT, nel 2023 circa 2,9 milioni di persone avevano disabilità o limitazioni gravi nelle attività abituali, circa il 5% della popolazione;
  • considerando anche le limitazioni meno severe, nel 2025 il 22,7% della popolazione che vive in famiglia dichiarava limitazioni nelle attività quotidiane;
  • al 1° gennaio 2026 le persone con almeno 65 anni erano circa 14,8 milioni, il 25,1% della popolazione.

Sono categorie che in parte si sovrappongono e non possono essere sommate, ma mostrano quanto sia ampio il bacino di persone che, in modo permanente o temporaneo, può beneficiare di un’offerta turistica più accessibile. L’invecchiamento della popolazione, in particolare, è un fenomeno che stiamo osservando anche attraverso i nostri approfondimenti sulla Silver Economy.

Per questo il rapporto propone di considerare l’accessibilità non come una nicchia, ma come una componente ordinaria della qualità dell’offerta. Con un’avvertenza: un albergo accessibile non rende automaticamente accessibile una vacanza. L’esperienza dipende da una catena di servizi che va dalla ricerca delle informazioni alla prenotazione, dal trasporto alla mobilità sul territorio, fino a musei, ristorazione ed eventi. Basta un anello debole perché l’intera esperienza diventi difficile.

due donne disabili usano cellulare sedute su sedia a rotelle due donne disabili usano cellulare sedute su sedia a rotelle

Quanto vale il turismo accessibile in Italia

La seconda edizione della ricerca SRM stima che il turismo accessibile in Italia corrisponda a circa 9 milioni di arrivi e 38,6 milioni di presenze, pari all’8,3% delle presenze turistiche nazionali. Il valore aggiunto diretto è stimato in circa 5,3 miliardi di euro, che diventano circa 9,8 miliardi considerando gli effetti indiretti e indotti lungo le filiere territoriali.

Si tratta di stime costruite sulle ipotesi metodologiche di SRM: vanno lette come una misura del potenziale economico del fenomeno, più che come un conteggio diretto dei flussi.

Le imprese alberghiere: interesse diffuso, maturità diversa

La ricerca ha coinvolto 1.000 imprese alberghiere indipendenti, permettendo un confronto con il 2025. Nel 2026 il 44,5% delle strutture si dichiara interessato al turismo accessibile, sta valutando interventi, ha già avviato investimenti o dispone di un’offerta specifica; nel 2025 la quota era del 57,3%. Il quadro non è lineare: cresce il peso delle imprese in fase di valutazione, mentre diminuisce quello delle strutture già in investimento o con un’offerta attiva.

Posizionamento delle imprese 2025 2026
Non interessate / non attive sul tema 42,7 55,5
In fase di valutazione / intenzione di attivarsi nei prossimi 3 anni 9,5 21,1
Già in investimento su uno o più progetti 29,5 16,9
Già attive con un’offerta specifica / distintiva 18,3 6,5
Totale imprese interessate, in valutazione o attive 57,3 44,5
Totale imprese già in investimento o già attive 47,8 23,4

Le imprese orientate all’accessibilità si distinguono soprattutto per la propensione a investire: l’84,5% ha investito nell’ultimo triennio, contro il 64,2% del campione complessivo, e il 74,2% prevede nuovi investimenti nei prossimi tre anni, contro il 54,2%. Gli interventi non riguardano solo l’accessibilità in senso stretto, ma anche manutenzione, ampliamento dei servizi, digitalizzazione ed efficienza energetica.

Queste imprese attribuiscono inoltre più importanza a competenze come problem solving, flessibilità e comunicazione, e mostrano un interesse superiore alla media verso assistenti virtuali, intelligenza artificiale e Internet of Things, pur segnalando ostacoli legati a costi, competenze interne, integrazione con i sistemi esistenti e cybersecurity. Sul rapporto tra AI e ospitalità abbiamo pubblicato anche il report sull’intelligenza artificiale nelle strutture ricettive.

Sul piano economico-finanziario, alcuni indicatori come marginalità operativa, produttività per addetto e solidità patrimoniale risultano migliori tra le imprese orientate all’accessibilità. La ricerca precisa però che non è possibile stabilire un rapporto causale diretto: emerge piuttosto un’associazione con imprese mediamente più strutturate e orientate all’investimento.

Il ruolo della tecnologia: lo studio di Intesa Sanpaolo Innovation Center

Lo studio di Intesa Sanpaolo Innovation Center, realizzato con il contributo di Fondazione LINKS, parte da una distinzione: nel turismo accessibile la tecnologia interviene su due piani. Il primo riguarda il visitatore, con gli strumenti che usa direttamente per orientarsi, comunicare e fruire di luoghi e contenuti. Il secondo riguarda l’organizzazione: gli strumenti con cui gestori di infrastrutture, enti locali e operatori raccolgono dati, progettano e migliorano spazi e servizi.

L’attenzione è rivolta soprattutto all’accessibilità motoria e sensoriale, visiva e uditiva, anche se molte soluzioni rispondono ai bisogni di più categorie di persone. È un tema vicino a quello del nostro report Tech4Inclusion, dedicato alle tecnologie emergenti progettate per l’inclusione.

Dati sull’accessibilità: standard, interoperabilità e intelligenza artificiale

Il dato è il filo conduttore dell’intero studio. Oggi le informazioni sull’accessibilità di luoghi, strutture, percorsi e trasporti possono essere raccolte in molti modi, dal crowdsourcing alla rilevazione professionale fino ai sistemi semi-automatizzati. Il loro valore, però, dipende dalla qualità e dalla possibilità di riutilizzarle oltre il progetto che le ha generate. Dati standardizzati, interoperabili e aggiornati possono alimentare piattaforme, sistemi di navigazione e servizi basati sull’AI; dati chiusi in sistemi isolati rischiano invece di diventare rapidamente inutilizzabili.

Il tema diventa ancora più rilevante con la diffusione di assistenti conversazionali e sistemi di raccomandazione. Questi strumenti possono personalizzare le informazioni in base alle esigenze della singola persona, ma la qualità della risposta dipende da quella dei dati disponibili: un’informazione incompleta o non aggiornata, amplificata da un sistema di AI, può trasformarsi in un errore.

Prenotazione accessibile ed European Accessibility Act

Uno dei passaggi più concreti riguarda la prenotazione. Una struttura fisicamente accessibile che non può essere individuata e prenotata in autonomia resta, di fatto, indisponibile per chi ne ha bisogno.

Su questo fronte interviene anche la normativa. Come ricorda lo studio, lo European Accessibility Act, applicabile dal 28 giugno 2025, riguarda anche siti e app di prenotazione di viaggi, esperienze e alloggi, che devono essere conformi alla norma europea EN 301 549. La norma incorpora le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), i criteri che disciplinano la presentazione delle informazioni, la struttura delle pagine e la navigabilità dei contenuti.

Lo studio guarda anche ai prossimi sviluppi: a breve emergeranno servizi di prenotazione basati su agenti AI specializzati, mentre già oggi traduzione automatica, conversione tra voce e testo e video-interpretariato in Lingua dei Segni possono rendere informazioni e servizi più fruibili per persone con esigenze linguistiche, sensoriali o comunicative diverse.

Wayfinding e mobilità: orientarsi in autonomia

La possibilità di muoversi in autonomia negli spazi aperti e al chiuso, il cosiddetto wayfinding, dipende dalla disponibilità di sistemi di orientamento efficaci. Marcatori visivi, QR code, beacon, RFID, ultra-wideband e computer vision possono essere integrati con smartphone o dispositivi indossabili per indicare la posizione e suggerire percorsi adeguati in luoghi complessi come stazioni, aeroporti e musei.

Nei nodi di trasporto, la gestione digitale delle richieste di assistenza può semplificare le procedure e ridurre i tempi di attesa. In prospettiva, soluzioni di micromobilità autonoma potranno accompagnare le persone con difficoltà motorie all’interno di spazi complessi, grazie a sensori, LiDAR, computer vision e intelligenza artificiale che permettono di riconoscere l’ambiente e adattare il comportamento. Un esempio di come la tecnologia può rendere la mobilità più inclusiva è WeGlad, la startup che abbiamo raccontato nelle nostre Startup Tales.

Tecnologie immersive, tattili e aptiche per la cultura

Le tecnologie immersive ampliano i modi di accedere alle destinazioni e al patrimonio culturale. La realtà virtuale permette di conoscere gli spazi prima della visita, riducendo l’incertezza sull’esperienza e sul livello di accessibilità; la realtà aumentata ed estesa aggiungono contenuti e modalità di fruizione durante la visita. Le stesse tecnologie consentono inoltre di accedere in forma digitale a luoghi o contenuti non raggiungibili fisicamente.

Le tecnologie tattili e aptiche, invece, rendono accessibili i contenuti culturali attraverso modalità complementari alla vista e all’udito: riproduzioni sensorizzate, sistemi digitali e dispositivi aptici possono restituire forme, superfici e vibrazioni di oggetti che, per ragioni di tutela, non possono essere toccati.

Le tecnologie dei prossimi anni

Nel medio periodo, la convergenza tra intelligenza artificiale, miniaturizzazione e riduzione dei costi porterà sul mercato tecnologie oggi embrionali o usate soprattutto in settori industriali più remunerativi:

  • physical AI, esoscheletri, veicoli autonomi e robotica assistiva, per aumentare l’autonomia delle persone in contesti oggi difficili da raggiungere o attraversare;
  • feedback tattile in aria basato sugli ultrasuoni, che permette di usare il tatto senza indossare dispositivi;
  • smartglasses con modelli linguistici ad alta efficienza integrati, in grado di funzionare senza connessione a smartphone o cloud;
  • esperienze immersive multisensoriali che integrano olfatto e sensazioni termiche, ampliando la sostituzione sensoriale e riducendo il carico cognitivo.

Perchè la tecnologia da sola non basta

Lo studio sottolinea un punto di fondo: la capacità abilitante della tecnologia non è automatica. Dipende dalla qualità dei dati, dalla progettazione, dall’interoperabilità, dalla sostenibilità economica delle soluzioni e da un contesto organizzativo capace di sostenerne l’uso nel tempo. Alcune tecnologie sono già consolidate, altre presentano ancora limiti di maturità e affidabilità: la sfida è distinguere ciò che è realmente adottabile da ciò che resta sperimentazione.

Le questioni aperte secondo IsITT

Mettendo in relazione le due ricerche, IsITT individua alcuni nodi ancora da sciogliere perché l’accessibilità diventi parte ordinaria del sistema turistico:

  • informazioni frammentate: descrizioni generiche e terminologie diverse rendono difficile confrontare strutture e destinazioni, e serve un linguaggio comune dell’accessibilità;
  • accessibilità dichiarata e verificabile: più che un’etichetta «accessibile», servono caratteristiche concrete e oggettive che permettano a ciascuno di valutare se un luogo risponde alle proprie esigenze;
  • continuità della catena del viaggio: le singole eccellenze non bastano se trasporti, spazi pubblici o servizi culturali presentano ancora barriere;
  • competenze: formare il personale significa saper raccogliere un’esigenza, dare informazioni precise e gestire l’imprevisto;
  • dal prototipo all’adozione: costi, manutenzione e integrazione con i sistemi esistenti possono frenare l’uso reale delle tecnologie;
  • coinvolgimento delle persone: le persone con disabilità o con esigenze specifiche dovrebbero partecipare alla progettazione, non soltanto alla verifica finale;
  • sostenibilità e governance: le soluzioni devono sopravvivere alla durata dei progetti, e poiché nessun attore controlla da solo l’intera esperienza, serve una regia condivisa a livello di destinazione.

Verso un osservatorio permanente sul turismo accessibile

Il rapporto raccoglie l’eredità del 3rd World Summit on Accessible Tourism, che a ottobre 2025 ha riunito a Torino oltre 400 partecipanti da più di 30 Paesi, e del Torino Manifesto on Tourism for All 2025 approvato in quell’occasione. A un anno di distanza, molte delle priorità indicate dal Manifesto restano centrali: co-progettazione, formazione, informazioni affidabili, standard comuni e governance territoriale.

Per seguire nel tempo questi cambiamenti, IsITT propone di costruire un osservatorio permanente sul turismo accessibile, capace di integrare dati quantitativi e qualitativi, produrre indicatori confrontabili e trasformare la conoscenza in strumenti utili per imprese, destinazioni e istituzioni. La continuità tra la ricerca SRM 2025 e quella 2026 ne è un primo esempio: non più una fotografia, ma l’inizio di una serie storica.

Scarica il Rapporto IsITT sul turismo accessibile 2026

Dati, innovazione e nuove traiettorie: la ricerca SRM sulla dimensione economica e sulle imprese alberghiere, lo studio di Intesa Sanpaolo Innovation Center sulle tecnologie abilitanti e la lettura di IsITT sulle prospettive del settore.

Realizzato da IsITT – Istituto Italiano per il Turismo per Tutti, con il contributo di SRM – Centro Studi e Ricerche e Intesa Sanpaolo Innovation Center, in collaborazione con Fondazione LINKS.