Startup Tales | Kaigos, la startup deeptech che sviluppa saldatori robotici basati su intelligenza artificiale

24 Settembre 2026
Innovation Center, Startup Development, Startup Tales, startup

La startup deeptech di Treviso sviluppa saldatori robotici basati su intelligenza artificiale, capaci di operare in ambienti dinamici e non strutturati: porta l'automazione della saldatura dove finora non era possibile arrivare, a partire dalle PMI manifatturiere

Una nuova idea di robotica al servizio della saldatura

C'è un paradosso al centro della manifattura europea. La saldatura è ovunque — carpenteria metallica, meccanica, impiantistica, farmaceutico, energia — ed è quindi una pratica strategica per la competitività del continente. Ma i saldatori non ci sono più: è un mestiere ad alto rischio per la salute e poco attrattivo per i giovani, e secondo le stime di settore entro il 2030 ne mancheranno all'appello circa 1,2 milioni.

La risposta naturale sarebbe il robot, ma per la maggior parte delle imprese non ha funzionato: i robot di saldatura tradizionali richiedono programmazione specialistica, tempi di configurazione lunghi e lotti ripetitivi, mentre il manifatturiero italiano vive di alta variabilità e commesse corte. Così l'automazione della saldatura è rimasta appannaggio dei grandi volumi.

È in questo spazio che si muove Kaigos, startup innovativa deeptech con sede a Treviso, fondata a fine 2022 da Giacomo Dario, oggi Presidente del Consiglio di Amministrazione, e Marco Zorzi, Amministratore Delegato. La società sviluppa k.weld AI, un saldatore robotico AI-powered: l'operatore fornisce il disegno del pezzo, lo carica in macchina, e software e robot fanno il resto.

«Il nostro lavoro è connettere l'industria con la tecnologia avanzata», spiega Giacomo Dario. «Avendo un background consolidato sia sulla guida autonoma sia sulla saldatura, stiamo sviluppando la tecnologia che permette ai robot di lavorare in ambienti dinamici e non strutturati, in sicurezza e con qualità superiore».

I benefici sono misurabili su tre assi: la produttività, che nei casi seguiti dall'azienda arriva a raddoppiare; l'economia, con risparmi dell'ordine dei 160.000 euro l'anno per installazione; e la salute, perché gli operatori smettono di respirare i fumi di saldatura. Il mercato di riferimento vale 11,7 miliardi di euro e cresce dell'11,5% l'anno; Kaigos ha mappato circa 90.000 installazioni potenziali.

robot che salda su sfondo blue con logo kaigos robot che salda su sfondo blue con logo kaigos

Origini e crescita di Kaigos

Kaigos nasce nel dicembre 2022 ed è operativa dal 2023. I fondatori arrivano da percorsi internazionali: Marco Zorzi, Amministratore Delegato, si è formato al Politecnico federale di Zurigo (ETH) con un MSc in Robotica; Giacomo Dario, Presidente del CdA, ha un MSc in Autonomous Systems con EIT Digital. Attorno a loro un nucleo tecnico ristretto — tra cui Luca Bonamini, Senior Robotics Engineer, e Alessio Narder, sviluppatore full stack — con altre posizioni in fase di selezione.

«Volevamo fare qualcosa di grande in proprio, ripartendo dal nostro Paese dopo aver studiato all'estero», racconta Zorzi. «E volevamo costruire un ambiente stimolante per giovani ingegneri che vogliono guardare al mercato globale senza dover lasciare l'Italia. Il Veneto è il cuore pulsante della saldatura del Made in Italy: è il posto giusto dove costruire questa tecnologia, non un posto da cui andarsene».

I primi due anni sono serviti a costruire le fondamenta tecniche: tra il 2023 e il 2024 Kaigos ha realizzato per clienti industriali un portafoglio di progetti di robotica avanzata e autonomy engineering — dalla visione artificiale per il taglio laser alla pianificazione automatica dei percorsi, fino a una piattaforma robotica su base esapode per il ferroviario.

Da quella base sono nate k.weld, la linea di saldatura intelligente, e k.pal, la pallettizzazione flessibile per produzioni ad alta variabilità: il passaggio dalla consulenza su misura a prodotti ripetibili e installabili. Nel 2025 è arrivata l'apertura internazionale, con l'ingresso negli Emirati Arabi Uniti attraverso Aspire e il supporto allo sviluppo del software di guida autonoma per la Abu Dhabi Autonomous Racing League, di cui Kaigos è fornitore ufficiale.

Tutto questo è avvenuto in bootstrap, ed è il tratto che più distingue Kaigos da molte startup deeptech: nessun round di investimento, nessun capitale di rischio esterno. Ricerca, sviluppo, brevetto e crescita del team sono stati finanziati con i soli ricavi dei progetti industriali e con i contributi pubblici ottenuti su bando. Il capitale non è mai stato aperto a investitori terzi.

«L'autofinanziamento ci rende più lenti, ma ci costringe a concentrarci sui problemi concreti dei clienti», riconosce Dario. «Il mercato dell'automazione non premia le startup: è fatto di affidabilità, di impianti che devono funzionare per anni. Proprio per questo è il terreno dove si costruisce un vantaggio vero: avere dottorati in robotica è relativamente facile, averli e allo stesso tempo avere le mani in pasta tra i fumi e gli impianti in produzione è molto più raro».

Il percorso ha portato riconoscimenti: la selezione tra le Top 50 startup di Slush 2024 a Helsinki, la presenza a GITEX Europe e al London AI Summit, un finanziamento della Regione Veneto per la ricerca e l'innovazione delle PMI, e una sede operativa al NOI TechPark di Bolzano per il mercato mitteleuropeo.

robot che pressa e salda robot che pressa e salda

La tecnologia di Kaigos e le sue applicazioni industriali

Che cosa rende complesso un ambiente di saldatura

Un robot di saldatura tradizionale funziona bene a tre condizioni: il pezzo è identico al disegno, l'ambiente attorno è fisso e noto, il processo è stabile e ripetibile. Sono le condizioni della grande serie, ed è lì che l'automazione della saldatura si è fermata. Negli ambienti complessi nessuna delle tre regge. Il pezzo non è mai quello del disegno: tolleranze, deformazioni termiche e giochi di assemblaggio producono scostamenti di millimetri, e un cordone spostato di un millimetro è un cordone sbagliato. L'ambiente non è strutturato: manufatti che si misurano in metri cubi, geometrie che limitano l'accesso della torcia, ostacoli che cambiano da pezzo a pezzo. Il processo è instabile: l'arco elettrico è sensibile a materiale, spessore, posizione e apporto termico, parametri che nella grande serie si tarano una volta sola e qui vanno decisi caso per caso.

È questa combinazione ad aver tenuto interi comparti fuori dalla portata dell'automazione, lasciandoli sulle spalle degli operatori proprio sui pezzi più grandi e più esposti.

Dalla guida autonoma alla torcia

La risposta di Kaigos non arriva dall'automazione industriale ma dall'autonomia. È il punto in cui il doppio background dell'azienda diventa un vantaggio strutturale: percepire un ambiente sconosciuto, costruirne una rappresentazione affidabile, pianificare un'azione e correggerla in tempo reale mentre le condizioni cambiano è, come problema, esattamente ciò che fa un veicolo a guida autonoma — il lavoro che Kaigos svolge ogni giorno nella propria divisione di autonomy engineering per la Abu Dhabi Autonomous Racing League.

«Chi arriva dall'automazione tradizionale risolve la variabilità eliminandola: attrezzature dedicate, tolleranze più strette, costi che finiscono sul cliente», osserva Dario. «Chi arriva dall'autonomia parte dal presupposto opposto, che il mondo sia disordinato e che tocchi al sistema adattarsi. Noi abbiamo entrambe le competenze in casa: la prima serve per stare in fabbrica sul serio, la seconda apre gli ambienti dove oggi nessuno riesce ad automatizzare».

Su questa base lo stack proprietario si articola in quattro pilastri, uno per ciascuna fonte di complessità. La visione artificiale ricostruisce la geometria effettiva del manufatto, individua il giunto e misura gli scostamenti dal disegno. La pianificazione autonoma genera i percorsi, verifica quali punti sono raggiungibili e gestisce le collisioni, permettendo di affrontare pezzi grandi senza riprogettare la cella a ogni commessa. L'inseguimento del giunto in tempo reale corregge la traiettoria istante per istante mentre la torcia salda, rendendo irrilevante la differenza tra pezzo disegnato e pezzo reale. Il controllo di processo gestisce ricette parametriche, difetti tipici, sicurezze automatiche e reportistica su materiale ed energia consumati.

A monte c'è la calibrazione automatica, che elimina la programmazione manuale: sull'intera catena di deployment Kaigos ha misurato tempi di setup fino a 200 volte più rapidi dell'approccio tradizionale, al punto da installare una cella completa in una sola giornata.

Perché il software gira su hardware standard

Da qui discende una scelta industriale precisa: non reinventare il braccio robotico, ma costruire l'intelligenza che lo guida. L'hardware è commerciale — bracci, saldatrici, sensori di mercato — mentre il valore proprietario sta interamente nel software, compatibile con robot di marche diverse. Non è solo una questione di costo: una tecnologia che vive nel software può essere distribuita su scala globale attraverso partner e integratori locali, senza catena di fornitura hardware e senza replicare stabilimenti.

Il vantaggio che si accumula

Ogni ambiente complesso risolto lascia dietro di sé dati di processo che nessun altro sta raccogliendo, perché nessun altro sta automatizzando quei pezzi. È il materiale con cui Kaigos punta ad addestrare il modello di AI più specifico al mondo sulla saldatura: più ambienti difficili affronta, più il modello diventa capace, e più diventano affrontabili ambienti prima fuori portata.

Su questo stack Kaigos ha depositato il 4 febbraio 2026 la domanda di brevetto italiana n. 102026000002707, Metodo per la saldatura automatizzata di pezzi metallici, che copre l'intera catena: acquisizione tridimensionale del pezzo e dell'area di lavoro, riferimento cinematico, rilevamento della zona di saldatura, pianificazione adattiva del percorso e ottimizzazione dinamica dei parametri in esecuzione. La domanda è in fase di esame.

L'applicazione più avanzata: il farmaceutico

Il banco di prova più significativo è il progetto con TEC-SIM, eccellenza italiana del farmaceutico, presso la cui sede Kaigos ha allestito la propria area demo. È il caso in cui le tre fonti di complessità si presentano insieme: i componenti dei liofilizzatori sono manufatti in acciaio inox fino a 40 metri cubi che richiedono fino a 200 ore di saldatura ciascuno, tra accessi difficili per la torcia, deformazioni che si accumulano e i requisiti di un settore regolamentato. Ed è anche il motivo per cui qui l'automazione vale di più: duecento ore di saldatura sono duecento ore di esposizione dell'operatore a fumi, calore e posizioni scomode.

Il progetto procede per fasi, fino a un'interfaccia che permette all'operatore di generare il programma di saldatura senza scrivere una riga di codice. Alla base c'è la fiducia della proprietà di TEC-SIM, Gabriele Da Re e Gabriele Lavina, un riferimento imprenditoriale per i fondatori.

Un modello di business pragmatico con soluzioni tailor made

Kaigos affianca l'azienda per comprenderne il processo di saldatura e definire la soluzione che ne massimizzi il ritorno dell'investimento. Sulla base delle necessità si ritaglia una soluzione basata su k.weld, dalla semplice installazione del prodotto a un modello ricorrente in cui il cliente viene supportato nel ridefinire le proprie operations.

«È un modello che allinea gli incentivi», sintetizza Marco Zorzi. «Il cliente paga di più solo se produce di più e meglio: se lui migliora, noi cresciamo con lui».

Accanto al prodotto resta attiva la divisione di autonomy engineering e progetti custom, che affianca system integrator e reparti tecnici dalla pre-vendita alla messa in produzione, e che alimenta tecnologicamente il prodotto — e viceversa.

robot che salda robot che salda

Il ruolo di Intesa Sanpaolo e Intesa Sanpaolo Innovation Center nella crescita della startup

Il supporto di Intesa Sanpaolo e Intesa Sanpaolo Innovation Center si è articolato su tre programmi, che hanno inciso su tre dimensioni diverse dell'azienda: le partnership industriali in Italia, il mercato internazionale, le competenze imprenditoriali e finanziarie.

Up2Stars: dalla mentorship al partner strategico

Up2Stars è il programma di valorizzazione e accelerazione delle startup italiane lanciato da Intesa Sanpaolo nel 2022 con Intesa Sanpaolo Innovation Center, in coerenza con le linee guida del PNRR. L'edizione a cui Kaigos ha partecipato copriva quattro settori strategici — Nuovi Materiali, Robotica, Aerospace e Design Tech — con dieci startup selezionate per verticale: Kaigos è entrata nella verticale Robotica.

«Il valore più grande di Up2Stars non è stato un contatto generico o una vetrina: è stato il supporto nella definizione della partnership strategica con TEC-SIM», racconta Dario. «Oggi TEC-SIM è insieme partner industriale, cliente pilota sul farmaceutico e sede della nostra area demo».

Il percorso si è chiuso con un Demo Day davanti a investitori e imprese dell'ecosistema, e Kaigos è oggi tra le startup della verticale Robotica presentate da Intesa Sanpaolo sui propri canali. Alla candidatura l'azienda ha affiancato quella all'iniziativa In Action ESG CLIMATE di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, dedicata alla transizione ecologica.

Global Start Up Program: la validazione del mercato americano

Il secondo tassello è il Global Start Up Program di ICE-Agenzia — di cui Intesa Sanpaolo Innovation Center è partner — che ogni anno porta startup italiane selezionate per un mese all'estero. Kaigos ha partecipato alla sesta edizione, tappa di New York, dal 18 ottobre al 16 novembre 2025, con l'Amministratore Delegato Marco Zorzi in loco. Il mese americano ha validato il posizionamento del prodotto e aperto una discussione con un produttore di robot statunitense su una possibile partnership distributiva.

«Negli Stati Uniti abbiamo trovato conferma di quello che vedevamo in Italia, ma su scala diversa», osserva Zorzi. «La carenza di saldatori è la stessa: la prova che la nostra tecnologia non risponde a una specificità italiana, ma a un bisogno globale».

EDIH — Masterclass for Technology Deployment

Il terzo intervento riguarda le competenze imprenditoriali e finanziarie: la Masterclass for Technology Deployment di Intesa Sanpaolo Innovation Center, affiliated partner di DIPS nella rete European Digital Innovation Hub — un coaching individuale con esperti di venture capital su pitch, business plan e raccolta capitali.

Per un'azienda cresciuta in bootstrap, il contributo di Intesa Sanpaolo è stato aprire porte che il bootstrap tiene chiuse: mentor di alto profilo, un mercato internazionale, un linguaggio finanziario estraneo a un team di ingegneri. «Ci ha colpito che un gruppo come Intesa Sanpaolo scelga di scommettere sulla robotica come verticale strategica per il Paese», conclude Zorzi.

team di kaigos team di kaigos

Il futuro di Kaigos: tecnologia, mercati e team

L'ambizione dichiarata è netta: diventare il primo player mondiale nell'automazione della saldatura. Non come scommessa sulla scala, ma come conseguenza del terreno che l'azienda ha scelto di presidiare.

«La saldatura automatizzata semplice, sui pezzi ripetitivi e in ambiente controllato, esiste da decenni e ha i suoi player», spiega Dario. «Noi abbiamo scelto il lato opposto: gli ambienti complessi, dove automatizzare oggi non è possibile. È lì che il nostro doppio background — la saldatura da una parte, l'autonomia dall'altra — diventa un vantaggio difficile da costruire. E non è un caso che siano proprio gli ambienti dove il rischio per il personale è più alto: più il contesto è difficile da automatizzare, più è pericoloso per chi ci lavora dentro».

Ogni ambiente complesso risolto è insieme un rischio tolto agli operatori e un pezzo di tecnologia che nessun altro ha. Su questa base la roadmap si sviluppa su tre direttrici.

Prodotto. L'area demo presso TEC-SIM è il primo passo verso la saldatura pienamente autonoma, in cui il sistema gestisce l'intero ciclo senza intervento specialistico, con un modello AI che si arricchisce di ogni impianto installato.

Mercato. Nel breve periodo consolidare la presenza nel Nord Italia; nel medio, crescere attraverso una rete di partner e system integrator, strutturare la presenza nel mercato del Golfo ed espandersi in Europa.

Tecnologia, brevetti e team. Estendere lo stack software alle lavorazioni del metallo adiacenti alla saldatura, ampliare il portafoglio brevettuale a partire dalla domanda già depositata e assumere nuovi robotics e application engineer, per costruire in Italia un ambiente capace di trattenere ingegneri che vogliono lavorare su tecnologia di frontiera senza lasciare il Paese.

«Crediamo di essere nel cuore pulsante della manifattura europea, quella che ha dato prestigio al continente», chiude Dario. «Vogliamo portare la tecnologia che le permetta di continuare ed espandersi: è una partita che si gioca adesso, e che l'Europa può ancora vincere. Sul fundraising stiamo validando tecnologia e modello di business con le nostre forze, per poi aprire il capitale e scalare nella seconda metà del 2027».