Le modalità di stoccaggio dell’idrogeno
L'idrogeno può essere trasportato in diverse forme, rendendolo un vettore energetico flessibile. Tuttavia, affinché le strutture di produzione e stoccaggio siano economicamente convenienti è essenziale che siano vicine agli utenti finali, poiché ad oggi il trasporto avviene principalmente su strada o rotaia.
Le tipologie di stoccaggio dell'idrogeno possono avvenire in forme diverse. Quello geologico implica la compressione e l'immagazzinamento di idrogeno in formazioni geologiche naturali, mentre lo stoccaggio gassoso in superficie avviene comprimendo il gas e immagazzinandolo nei contenitori, come avviene anche per quello allo stato liquido: in questo caso si agisce ad alte pressioni per ridurre la sua temperatura. Lo stoccaggio solido, invece, prevede l'immagazzinamento dell’idrogeno sotto forma di pellet o polveri.
Nonostante attualmente lo stoccaggio geologico sia quello più diffuso, si prevede che entro il 2030 sarà superato dallo stoccaggio liquido o da un approccio ibrido. Alcune alternative di stoccaggio emergenti sono l'ammoniaca e il metanolo, che offrono maggiore densità di energia e facilità di trasporto. Tuttavia, sorgono preoccupazioni riguardo alla tossicità dell'ammoniaca e all'infiammabilità del metanolo.
Ad oggi la catena del valore dello stoccaggio di idrogeno rimane frammentata, con compressori e cisterne criogeniche che costituiscono la maggior parte dei costi.
L’Europa sta puntando a diverse iniziative e programmi come l'European Clean Hydrogen Alliance (ECHA), Europe’s Net Zero Industry Act, l'European Hydrogen Bank, H2Tech, l'Important Projects of Common European Interest (IPCEI) framework e l'European Hydrogen Backbone Initiative che supportano lo sviluppo dell'idrogeno offrendo finanziamenti e un quadro normativo. Si stima che l’Europa contribuirà al 47% della capacità totale di stoccaggio dell'idrogeno: un obiettivo che verrà raggiunto globalmente tra il 2024 e il 2030.